Lo sterminio delle persone disabili

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       Il 27 gennaio si celebra la memoria della Shoah, dello sterminio cioè di un numero compreso tra i 5 e i 6 milioni di ebrei, di ogni sesso ed età, ma occorre anche ricordare che la prova generale della cosiddetta “soluzione finale” si fece con le persone disabili, con l’eliminazione cioè dei soggetti con disabilità psichiche, fisiche, intellettive, considerati “indegni di vivere“, “inquinatori della razza”, oltre che un costo esoso e inutile per le casse dello stato tedesco. Ci fu una frattura nella dignità della persona umana per costruire una nuova idea di organizzazione sociale: si cominciò infatti a distinguere le persone tra quelle “indegne” di vivere e quelle che invece erano uomini ovvero “superuomini”.

Esiste un’ampia documentazione storica al riguardo e negli ultimi anni si sono moltiplicate le iniziative di divulgazione. Soprattutto Marco Paolini con il suo monologo “Ausmerzen – Vite indegne di essere vissute”, andato in onda due anni fa’ dall’ex ospedale psichiatrico “Paolo Pini” e trasmesso in diretta su LA7, è stato capace di porre all’attenzione di milioni di persone l’Olocausto dimenticato dei disabili.

Ausmerzen ha un suono dolce e un’origine popolare. – dice Paolini– È una parola di pastori, sa di terra, ne senti l’odore. Ha un suono dolce, ma significa qualcosa di duro che va fatto a marzo. Prima della transumanza gli agnelli e le pecore, che non reggono la marcia, vanno soppressi ”.

Una selezione spietata, ma ritenuta necessaria.

Il progetto, noto come Aktion T4, fu realizzato infatti in nome della purezza della razza e del risparmio di risorse economiche.

L’idea nazista di eugenetica è riassunta nelle parole di Heinrich Wilhelm Kranz, direttore dell’Istituto di Eugenetica dell’Università di Giessen: “Esiste un numero assai elevato di persone che, pur non essendo passibili di pena, sono da considerarsi veri e propri parassiti, scorie dell’umanità. Si tratta di una moltitudine di disadattati che può raggiungere il milione, la cui predisposizione ereditaria può essere debellata solo attraverso la loro eliminazione dal processo riproduttivo”.

Le uccisioni, gli esperimenti, le sofferenze inflitte non furono opera delle SS e di fanatici nazisti, ma fu opera di illustri psichiatri, di medici di famiglia, di direttori di ospedali, di infermieri che si trasformarono in aguzzini dei loro pazienti.

Tutto ciò pone importanti interrogativi sui temi dell’eugenetica, della scienza, dell’etica e delle politiche del potere e, per quanto sia difficile e doloroso, occorre conoscere questa terribile vicenda e serbarne memoria perché la linea di demarcazione che ha condotto a questa aberrante deriva ha un profilo quanto mai labile. In un momento socio-politico in cui si accentua la crisi economica e si fomenta la violenza e la paura del diverso si pongono infatti le premesse di una catena che può condurre, se non agli estremi orrori del nazismo, ad un progressivo disconoscimento della dignità e dei diritti delle persone più fragili con il rischio di farle sprofondare nel silenzio e nell’anonimato.

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