Adeguamento rette, disabilità anziana e progetti di autonomia: le proposte avanzate nell’ultimo ‘Incontriamoci’

“Incontriamoci” – 13 Aprile 2021

Nell’incontro mattutino presso i locali del Samaritano si rimanda alla discussione pomeridiana sulla necessità di coinvolgere maggiormente i familiari all’interno delle attività della Fondazione, forti della numerosa partecipazione per la richiesta di adeguamento delle rette dei centri diurni sottoposta al Sindaco di Piacenza.

L’obiettivo della Fondazione Pia Pozzoli (FPP) è anche quello di stimolare l’Ente, arrivando ad essere considerati all’interno della progettazione dei servizi affinché questa sia sempre più rispondente alle richieste delle persone con disabilità e delle loro famiglie. Si decide infine che sempre durante l’incontro del pomeriggio ci si confronterà su come sfruttare al meglio l’incontro richiesto al sindaco Barbieri, non solo sul tema delle rette dei centri ma anche per altre richieste utili.

Nell’incontro pomeridiano su piattaforma Zoom si è condiviso quanto con la redazione del nuovo statuto della Fondazione sia ancor più necessario rifondare l’organizzazione della FPP coinvolgendo meglio il territorio con il contributo attivo dei familiari, non si può prescindere infatti dal costatare che le iniziative debbano sorgere dai bisogni dei familiari per arrivare alla progettazione di soluzioni concrete.

Al momento questa è sempre stata la direzione del lavoro della Fondazione, che insieme ai familiari, anche grazie agli incontri in presenza e online, si è impegnata nel 2021 sia sul tema vaccinazione persone con disabilità e caregivers che sul tema rette centri diurni e residenziali. Si rimanda inoltre nei prossimi incontri la presentazione puntuale del nuovo statuto perché emerga chiaro ai familiari di persone con disabilità quale ruolo possano rivestire all’interno della Fondazione.

Da una breve presentazione dei partecipanti si condividono le motivazioni che portano al prendere parte agli incontri e quindi le necessità portate dalle famiglie: condividere i problemi elimina la solitudine, “vorrei costruire un futuro dopo di noi che abbia le caratteristiche della vita familiare. Inizio ora anche se mio figlio è ancora minorenne perché occorre iniziare a lavorarci presto visto che le nostre energie diminuiscono con il tempo!”.

Si puntualizza giustamente come il Dopo di Noi, si possa costruire solo nel Durante noi, “se le famiglie hanno coraggio si possono creare dimensioni abitative più a misura del singolo”. La dimensione abitativa del piccolo numero, come indicata anche dalla Legge del Dopo di Noi, è evolutiva e meno protettiva. Le persone con disabilità inserite in progetti di abitare, è stato dimostrato, hanno la possibilità di crescere di più, acquisendo sempre un maggior numero di abilità e autonomie consolidate.
Si sottolinea a tal fine quanto siano importanti sia il lavoro sulle autonomie delle persone adulte con disabilità che le attività di tempo libero, volte alla socializzazione e all’inclusione nella realtà cittadina. Si è sempre lavorato perché le famiglie potessero entrare nell’organizzazione dei servizi comunali, fino a quaranta anni fa almeno, poi si è visto quanto queste si siano potute affidare all’Ente. Rimane tuttavia ancora molto importante che le famiglie possano avere voce e che la Fondazione costruisca e mantenga un solido dialogo con il Comune.

Le famiglie sono fondamentali nel garantire la tutela dei diritti delle persone con disabilità e la Fondazione ha il potere di rappresentarle e garantire per loro anche nel futuro. Una mamma a sostegno di ciò testimonia come la partecipazione agli incontri negli anni scorsi le creava una certa sofferenza, fatta di tristezza per l’idea della morte e la mancanza di risposte certe ma da costruire. Nel frattempo però il figlio ha potuto lavorare sulle sue autonomie e il suo aver acquisito fiducia in sé le ha dato la forza e il coraggio di fargli sperimentare una prima vita autonoma in un appartamento con un amico, e di motivare i genitori ad esperienze simili. “È una vita che le famiglie hanno e trovano il coraggio. Bisogna fidarsi! Saper correre il rischio e buttarsi in nuove forme di abitare e non pensare solo alle forme di residenzialità già conosciute!”.

Occorre che la Fondazione si organizzi rilanciando il tema dei contenuti, bisogna rivedere gli strumenti di lavoro che ci vedono coinvolti per programmare la vita delle persone adulte con disabilità, ad esempio iniziando dal Progetto di vita, di cui si è già parlato ma che andrebbe approfondito anche per trovare un dialogo mirato con il Comune.

Altro tema importante emerso già negli anni passati, ma per cui non si era potuto raggiungere granchè dato che le richieste erano effettivamente poco numerose, era la disabilità anziana, o quando la persona raggiunto il termine dei 65 anni si vede costretta a lasciare il centro socio-occupazionale o residenziale in cui ha trascorso anni, intessendo relazioni, e passa di fatto all’area anziani. A tal proposito si apprende che la Cooperativa Unicoop, che ha intenzione di realizzare esperienze di co-housing in piccolo gruppo, ha già fatto un passaggio con l’Ufficio interventi per la disabilità adulta perché diverse persone dei Centri socio-riabilitativi residenziali si avvicinano al compimento dei 65 anni e il Comune ha per ora confermato la disponibilità a lavorarci ma è ancora tutto da fare.

Si stabilisce che l’incontro con il sindaco verrà sfruttato quindi non solo per richiedere l’adeguamento delle rette partendo dalla necessità di condivisione delle scelte del regolamento con le associazioni del territorio ma anche per proporre tematiche su cui collaborare, come la disabilità delle persone over 65 anni e la progettazione di forme di abitare a partire dalle richieste delle famiglie giovani.

Sarà opportuno poi confrontarsi con il sindaco perché le persone con disabilità che frequentano i centri residenziali possano riprendere la frequenza dei centri diurni, forti delle vaccinazioni avvenute, e possano anche incontrare di nuovo in persona e non solo attraverso le videochiamate i propri familiari, anche perché le famiglie soffrono questa condizione ormai prolungata nel tempo.

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