Il giorno della memoria: un’occasione di riflessione sulla disabilità

Dall’anno 2000 si celebra in Italia il “Giorno della memoria”

“La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati” (Legge 20 luglio 2000, numero 2011, Articolo 1).

Tale giornata rappresenta anche un’importante occasione di memoria e di riflessione per il mondo della disabilità in quanto la prova generale della cosiddetta “soluzione finale” si fece con le persone disabili, con l’eliminazione cioè dei soggetti con disabilità psichiche, fisiche, intellettive, considerati “indegni di vivere”, “inquinatori della razza”, oltre che un costo esoso e inutile per le casse dello stato tedesco. Prima ci fu la sterilizzazione dei portatori di handicap psichici, poi la loro eliminazione fisica e infine la strage di bambini disabili, che ebbe luogo in Germania dall’anno della presa del potere da parte del nazionalsocialismo fino alla fine della Seconda Guerra mondiale.

Di questo sterminio si parla in verità ancora poco, anche se esiste ormai un’ampia documentazione storica al riguardo e negli ultimi anni si sono moltiplicate le iniziative di divulgazione. Soprattutto Marco Paolini con il suo monologo “Ausmerzen – Vite indegne di essere vissute”, è stato capace di porre all’attenzione di milioni di persone sull’Olocausto dimenticato dei disabili.

Il progetto, noto come Aktion T4, fu realizzato in nome della purezza della razza e del risparmio di risorse economiche secondo i principi di un movimento eugenetico internazionale che si sviluppò in quegli anni dalla teoria della selezione naturale di Darwin . Questi estremi orrori appaiono oggi assurdi tanto che si stenta a credere che possano essere avvenuti e da allora si sono fatti importanti e significativi progressi culturali e sociali nei confronti delle persone disabili fino a giungere nel 2006 alla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata nel marzo del 2009 anche dallo stato italiano, che pone come principale obiettivo quello di promuovere i diritti e il benessere delle persone con disabilità e la loro inclusione attiva in tutti gli ambiti della società.
Tutto ciò rimane però in gran parte a livello di norma e di teoria non applicate nella realtà quotidiana, dove c’è ancora un grande bisogno di informazione e di sostegno per un pieno riconoscimento , tutela e salvaguardia dei diritti delle persone con disabilità.

Molto significativa di ciò è l’attività che sta svolgendo in questi ultimi due anni il Centro Antidiscriminazione promosso da LEDHA e intitolato alla memoria di Franco Bomprezzi, sorto con gli obiettivi di far crescere la consapevolezza delle persone con disabilità nel riconoscere e individuare le situazioni di discriminazione (vietate dalla legge 67/2006) e di contrastare concretamente tali situazioni, attraverso interventi legali, ricorrendo anche alle aule dei tribunali. Sul sito di LEDHA (Lega per i diritti delle persone con disabilità ) si legge che nel corso dei primi due anni di attività tale Centro ha ricevuto 2.543 segnalazioni da tutta la Lombardia di persone con disabilità , di loro famigliari o di associazioni per segnalare presunti episodi di discriminazione basati sulla disabilità. “Questi dati ci dicono –spiega Alberto Fontana, presidente di LEDHA – che la discriminazione è un elemento quotidiano nella vita delle persone con disabilità, anche se siamo consapevoli che questi numeri rappresentano solo la punta dell’iceberg. In questi due anni il livello di percezione della discriminazione si è sicuramente alzato, ma al tempo stesso ancora troppe persone con disabilità e loro famigliari vivono situazioni di discriminazione, spesso senza averne una piena consapevolezza.”

Altrettanto indicativo della situazione attuale della disabilità nella società italiana è che la FISH ( Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap ), rifacendosi ad un editoriale del quotidiano Avvenire ( “Tante promesse e un vero scandalo. Invalidi dimenticati” – di Francesco Riccardi), in vista delle imminenti elezioni ha pubblicato sul suo sito un appello alle forze politiche contro la loro disattenzione e il loro silenzio nei confronti della disabilità in queste prime battute di campagna elettorale , in cui pur non si lesinano promesse di ogni tipo.

La Fish sottolinea infatti come la disabilità riguardi direttamente oltre 4 milioni di italiani, a cui si aggiungono le migliaia di famigliari e come sia la prima causa di impoverimento economico determinando una condizione di grave marginalità, a volte perfino di segregazione. Malgrado ciò essa non è tra i temi “caldi” della politica e non entra nei programmi di partito.

Effettivamente chi ne è coinvolto direttamente si rende conto come nel nostro paese manchi per il mondo della disabilità un impegno politico concreto, organico ed efficace, che sia fondato su un effettivo riconoscimento di diritti e su una visione inclusiva della nostra società. E’ esperienza d’altra parte purtroppo frequente come si accetti e finisca ancora per prevalere la delega alle famiglie, al volontariato, all’atteggiamento caritatevole, al buon cuore dell’assistenza, alla cura riparatoria e consolatoria, interventi che, in contrasto con la legislazione vigente, sono ancora ben lungi dal promuovere il vero benessere della persona con disabilità e un suo reale inserimento nel contesto sociale , con altresì il possibile rischio (historia docet!) di un sempre maggior disconoscimento della sua dignità e dei suoi diritti.

VITTORIA ALBONETTI

Presidente Fondazione Pia Pozzoli “ Dopo di Noi”

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