Recovery fund, progetti per il tempo libero e la necessità di fare rete: resoconto di ‘Incontriamoci” del 4 maggio

Nell’incontro mattutino di “Incontriamoci” del 4 maggio, che si è tenuto dalle 10.00 alle 11.30 presso i locali del Samaritano, un genitore ha portato all’attenzione dei presenti la decisione dell’attuale governo Draghi di pensare di destinare nel Recovery Fund dei fondi in favore alla deistituzionalizzazione delle persone con disabilità, per la realizzazione di percorsi di vita autonoma in piccole dimensioni familiari. Ciò su cui si riflette è che si potrebbe non essere pronti rispetto a quella che è la procedura standard per la gestione di questi fondi. Come per la Legge 112 del Dopo di noi, questi fondi che scadranno il 2026 arriveranno in Regione e a seguire saranno i Comuni a dover destinarli ai progetti che verranno presentati, ma i Comuni saranno in grado?

Dal sito della Regione si apprende che i Fondi della Legge 112 per il Dopo di noi che sono stati
destinati a Dicembre 2020 da investire in progetti di vita indipendente sono in totale cica 266.000
euro che verranno poi divisi nei tre distretti (Città di Piacenza, Ponente e Levante). Su precedente
contatto con il responsabile dell’ufficio di Piano di Piacenza sappiamo che al momento nulla è stato
ancora fatto per avviare la programmazione partecipata tra l’ente e le associazioni di familiari, come
prassi consolidata da anni, perché assente per malattia il responsabile dell’Ufficio interventi per la
disabilità adulta e che non appena sarà possibile la fondazione e le associazioni verranno contattate.

Si condivide quanto sia importante che i genitori stimolino le istituzioni a produrre un progetto
individualizzato adeguato per il proprio caro con disabilità, seppur tenendo in considerazione la
difficoltà della mancanza di un vero lavoro di rete, come detto da un papà “Le famiglie non sono
organizzate perché troppe sono le associazioni sul territorio e manca un vero lavoro in sinergia di
queste ultime”. A tal fine la presidente Albonetti ribadisce come la Fondazione Pia Pozzoli, in virtù
della riforma del Terzo Settore e il conseguente adeguamento dello Statuto, vuole porsi come
catalizzatore delle differenti forze associative con cui condivide la mission perchè “Più si sta insieme, più si può ottenere!”.

Sarà utile quindi utilizzare le competenze diversificate di ogni associazione perché se si è uniti si può arrivare ad avere una forza maggiore.

Si informano i partecipanti delle attività in cui si è impegnata la Fondazione Pia Pozzoli, seguendo
anche quanto emerso dal momento di incontro online:

– il gruppo di lavoro sul Progetto di Vita, che vede impegnati diversi genitori per portare
maggior informazione alle famiglie circa l’esigibilità di un diritto, quale un personale Progetto
di Vita per il proprio caro con Disabilità e che culminerà con un convegno da organizzare nel
prossimo autunno.

– una serie di attività per la gestione del tempo libero su proposta di Giuseppina Cella, educatrice territoriale ora in pensione che si era già impegnata in tal senso per il Comune di Piacenza. Queste attività sarebbero destinate alle persone con disabilità medio-lieve che frequentano i tirocini formativi, al fine di creare dei momenti di incontro attorno ad un interesse, di riempire un tempo vuoto che potrebbe altrimenti esporre a pericoli, con l’obiettivo di lavorare sulle personali autonomie anche pensando a progettualità per il Durante-Dopo di noi.

Nell’incontro su piattaforma Zoom, dalle 17 alle 19 e 15, si condivide con i presenti quanto emerso
in mattinata dai genitori. Si sottolinea quanto sia importante per la realizzazione di Progetti di vita
indipendente tener presente anche la formazione del personale e il coinvolgimento dell’AUSL oltre
al pensare a gruppi omogenei di persone che condividano bisogni simili. “Sento che è presto per mio figlio, ma bisogna lavorare per il futuro fin da subito”, dice una mamma.

Giuseppina Cella approfondisce la bozza di attività per il tempo libero che è stata presentata ai
familiari, “ho pensato alla necessità di riempire degli spazi con interventi che aiutino a crescere, a
stare insieme dal punto di vista relazionale e lavorando sugli apprendimenti. Si tratta di una bozza
di proposta come integrazione del personale progetto educativo-riabilitativo. Non sono stati predefiniti target di utenza a cui rivolgersi, ma ho pensato soprattutto alle persone che frequentano
tirocini formativi e che hanno il pomeriggio vuoto, non a chi frequenta centri diurni perché hanno
già interventi rientrando nel pomeriggio inoltrato a casa”.

La proposta viene apprezzata dai presenti che sottolineano quanto sia necessario vengano coinvolti
gruppi omogenei e come questo non possa prescindere dal coinvolgimento degli operatori territoriali del Comune, in grado di individuare le famiglie e le persone con disabilità che potrebbero giovarne. Secondo un papà queste attività potrebbero essere “un punto di passaggio che possa rappresentare un inizio, che faccia sì che le famiglie si parlino. Sarà più utile infatti portare avanti richieste da famiglie riunite anche perché da soli non si può. Se è un gruppo che pone le richieste e le domande alle istituzioni, c’è più probabilità di essere ascoltati. Fondamentale è che le famiglie si conoscano per mettere insieme un piano di crescita comune ed ottenere servizi adeguati ai bisogni personali delle persone”.

Per altri però non si può sempre dover dipendere dagli enti, sarebbe più utile che la Fondazione costruisse delle reti anche attraverso il passaparola tra i familiari.

Ciò che va comunque preteso e per cui bisogna lavorare in sinergia è il portare la persona con
disabilità a sperimentare forme di abitare che realizzino il personale percorso di vita autonoma con
i sostegni adeguati, dopo aver dato lettura della storia della persona, inserita all’interno della sua
città. Prima si parlava di progetto educativo, ovvero della riabilitazione delle parti della persona che non funzionano, oggi è diverso, ci si deve concentrare sull’espressione dei desideri e si deve pensare alla qualità della vita della persona con disabilità.

Si condivide con i presenti quanto la richiesta dei famigliari, inoltrata da Fondazione Pia Pozzoli,
volta all’amministrazione comunale di rivedere il regolamento delle rette da pagare da parte delle
famiglie per i centri residenziali e diurni sia passata, sollecitata anche dall’opposizione.

Si rimane tuttavia ancora in attesa di un riscontro da parte del sindaco riguardo alla richiesta di un incontro.

Nell’ultima parte dell’incontro ci si è infine confrontati su quali tappe siano fondamentali e
soprattutto su quale ordine queste debbano avere nel momento in cui si pensa di iniziare un progetto di vita autonoma in appartamento. Partendo dalla richiesta di una sorella che sta pensando di intraprendere il percorso della deistituzionalizzazione per evitare l’ospizio, avendo la sorella con
disabilità solo 60 anni, è evidente quanto essendo già avvenuto ‘il distacco’ risulti funzionale
trovare in prima battuta un appartamento idoneo e da lì cercare dei compagni con cui condividere
l’esperienza.

In caso invece di persone con disabilità che escono dalla casa dei propri cari è invece
necessario preparare molto bene i famigliari perché siano pronti a ‘lasciare andare’ alla vita
indipendente il proprio caro e sulla ricerca di compagni e famiglie affiatate, che siano in grado di
costruire e condividere un progetto di autonomia abitativa flessibile a seconda delle esigenze che
emergeranno, in seconda battuta si ricerca l’appartamento. La motivazione delle famiglie e le sfide
sono infatti molto diverse a seconda che si tratti di un primo approccio all’autonomia o di una
deistituzionalizzazione.

Rimane forte comunque l’esigenza e quindi il consiglio di lavorare da subito e nel ‘Durante noi’, perché le acquisizioni non solo in termini di abilità ma anche in termini emotivi e le scelte personali vengano portate avanti.

In conclusione con l’intervento di un genitore si ribadisce l’importanza di condividere tra familiari
un’unità di pensiero che possa portare tutti a responsabilizzarsi davvero per verificare le possibilità
e quali iniziative da portare avanti, anche mettendo insieme quelle che sono le carenza avvertite
per tentare di superarle con proposte adeguate. Il documento programmatico della Fondazione e gli stessi momenti di incontro della Fondazione rappresentano lo spazio adeguato perché questo obiettivo si possa realizzare. Al prossimo incontro ci si confronterà ancora sul Progetto di vita, pensandolo anche come momento di formazione in cui coinvolgere ASL e Comune.

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